May, una vita tra le montagne del Vietnam

Abbiamo percorso quella ripida discesa che porta a una manciata di piccole case, tra le montagne di Sapa, per tre volte, in tre anni diversi.

Tutto è iniziato durante il primo viaggio in Vietnam, lungo le vie che serpeggiano sinuose tra le risaie. Alla fine di un pendio si scorgeva una piccola casa in muratura e nel cortile c’era lei: una donnina minuta, dal viso segnato dalle rughe, ma con una forza interiore che esprimeva attraverso uno sguardo fiero e vivace.

Ly Thi May apparteneva all’etnia H’mong Neri, una delle comunità locali più affascinanti di queste vallate. Originaria della Cina meridionale e migrata in Vietnam secoli fa, questa popolazione si riconosce per gli abiti tradizionali scuri e per i caratteristici copricapi color indaco e nero.

La loro vita è scandita dai ritmi della natura: abitano in villaggi abbarbicati sui fianchi delle montagne, circondati da risaie che coltivano da generazioni. Le estati, qui, sono più fresche che nel resto del Paese, ma gli inverni possono essere molto rigidi.

May ha avuto 8 figli, 37 nipoti e ha raggiunto quasi un secolo di vita senza aver mai consultato un medico. La sua intera esistenza si è svolta all’interno del perimetro del suo villaggio.

La seconda volta che abbiamo percorso quella discesa, lo abbiamo fatto in maniera consapevole. Volevamo ritrovarla e catturare attraverso i nostri obiettivi la storia che il suo volto espressivo custodiva. In quell’incontro ci ha riconosciuti attraverso le immagini scattate la volta precedente e, mandando via con fermezza dei turisti incuriositi, ci ha accolti nella sua casa essenziale: un ambiente buio, illuminato soltanto da una lampadina. Pochi arredi e qualche pentola in cui cucinava per la sua grande famiglia, seduta su uno sgabello in legno. Quegli scatti erano diventati il ponte capace di superare barriere linguistiche e culturali.

La terza volta ci siamo avvicinati alla sua dimora con un po’ di timore. Sapevamo che la sua età sfiorava ormai i cento anni. Quando l’auto si è avvicinata, abbiamo guardato verso la porta e la sua figura minuta era lì, che emergeva dal buio dello sfondo, con lo sguardo rivolto lontano.

Siamo scesi immediatamente. La figlia, avvicinandosi, ci ha spiegato che la mente della madre iniziava ad offuscarsi. All’inizio Ly Thi May ci ha guardati con aria interrogativa, ma non appena le abbiamo mostrato i vecchi ritratti si è ricordata di noi.

Quasi scusandosi, ci ha detto che il suo viso, solcato da segni lasciati dal tempo e dalla fatica, non era più bello come un tempo, e che la memoria la stava abbandonando.

L’ultimo scatto ha fissato un momento indelebile: uno sguardo un po’ sognante, un po’ perso nei suoi pensieri, sospeso tra il presente e un secolo di ricordi. Ogni ruga era una storia, un frammento di una vita lunghissima, fatta di vicende familiari e di stagioni vissute tra le montagne.

Perché visitare il Vietnam del Nord?

La storia di May è solo una delle tante custodite tra queste vette e esplorare la regione di Sapa è come compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Questo territorio è infatti dimora di numerose minoranze etniche, quali H’mong Neri e Dao Rossi, che tramandano con fierezza tradizioni, costumi e stili di vita secolari. È un viaggio alla ricerca di autenticità e di contatti umani che raccontano tradizioni antiche.

Come raggiungere la regione di Sapa.

Hanoi è punto di partenza per spingersi verso il nord del Paese. Il mezzo più rapido è l’autobus che collega direttamente il centro della capitale del Vietnam a Sapa in circa 5-6 ore. Per chi viaggia con attrezzatura fotografica, noleggiare un’auto privata con autista garantisce più flessibilità e permette di fermarsi lungo i numerosi punti panoramici.
Per coloro che amano il fascino antico dei vagoni letto, efficienti treni notturni collegano la stazione di Hanoi a quella di Lao Cai. Il viaggio dura circa 8 ore e si arriva a Lao Cai al mattino presto. Sono poi necessari un’auto con autista o un autobus locale per raggiungere Sapa, dove è possibile pernottare in strutture con vari livelli di comfort.

© Nadia Ballini